TAI CHI CHUAN

L’Uno creò il due
Il Due creò il tre

Il Tre creò le diecimila cose

Così si legge nel Tao Te Ching, il testo base del Taoismo.
Questo verso, apparentemente ermetico, esprime una complessa metafisica secondo la quale tutti i fenomeni e le forme sensibili (le DIECIMILA COSE) derivano da una realtà trascendente (l’UNO), che si manifesta nell’alternarsi ciclico di due principii opposti ma complementari (il DUE), detti Yin-Yang, archetipi di ogni dualità.

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Il termine TAI CHI CHUAN può essere tradotto con BOXE DEL TAI CHI, a significare che il praticante con il suo corpo illustra, mette in scena, il processo di evoluzione cosmica secondo la metafisica taoista esprimendo l’armonia della natura; la struttura dell’universo colta nella sua suprema polarità.
I movimenti del Tai Chi Chuan sono, infatti, un alternarsi ciclico e continuo di espansione e ritrazione, rilassamento e contrazione, forza e cedevolezza, pesantezza e leggerezza, a rappresentare, così, il principio cosmologico universale come un cambiamento dovuto all’interazione tra yin e yang. Ma, soprattutto, il nome tradisce lo scopo di questa disciplina; essa è un mezzo per compiere quel viaggio spirituale a ritroso (dai Centomila esseri all’Uno) di quella cosmologia (dall’Uno ai diecimila esseri) che spiega simbolicamente le strutture dell’universo e che in chiave moderna potremmo restituire con alcune teorie della psicoanalisi; facendo tacere l’incessante voce del nostro Io, spogliandoci di tutte le sovrastrutture sociali, liberandoci dai desideri e falsi bisogni, potremmo cogliere il nostro Sé, la nostra natura essenziale, che contiene i semi del Sé collettivo, la struttura della natura umana.

Fine ultimo della pratica di quest’arte marziale è, quindi, quello di porsi, dopo aver lavorato sulla propria sfera fisica ed energetica, attraverso l’esecuzione delle forme, in uno stato altro di coscienza, dal quale si può andare oltre le apparenze e le illusioni del mondo fenomenico, per cogliere l’essenza della realtà ultima. A questo livello di consapevolezza il nostro essere è in una condizione di estrema ricettività e ogni gesto diventa più autentico ed efficace, anche quello marziale. E’, quindi, una forma di meditazione in movimento nella quale l’esterno è dinamico e l’interno è quieto.

Insegnante: Daniele Montenovo       Orario: Venerdì 21.00-22.30